Ignoranti e orgogliosi di esserlo: cosa passa per la mente di chi ritiene di sapere già tutto?

In questo articolo tratteremo un tema molto importante, ancorché spesso sottovalutato, ovvero l’ignoranza e il suo impatto sulla società. Si farà un’analisi della sua evoluzione nella storia, cercando di capire come gli antichi la percepissero e come invece venga considerata nella contemporaneità. Proveremo a comprendere le cause profonde che si celano dietro la chiusura mentale e le motivazioni che spingono una persona a vantarsi della propria limitatezza intellettuale. Attraverso una pellicola moderna in cui si racconta di una società basata sulla stupidità, stimoleremo i lettori a riflettere e a cercare di uscire dal tunnel dell’ignoranza.

urlare la propria ignoranza al mondo

Il calo del quoziente intellettivo negli ultimi decenni

Esistono vari metodi per misurare il livello di intelligenza di un individuo, uno di questi è il test del quoziente intellettivo (QI). Questo esame valuta le capacità logiche, come la risoluzione di problemi attraverso il ragionamento, e per quanto non sia in grado di analizzare le complessità della mente umana, rimane uno strumento standard e abbastanza attendibile. Secondo gli studi dello psicologo statunitense James Robert Flynn fatti negli anni ’80 del secolo scorso, il livello del QI nella popolazione è andato via via diminuendo a partire dal 1970, in controtendenza con i rilevamenti precedenti a quella data, che mostravano una crescita costante generazione dopo generazione. Si può quindi affermare che l’intelligenza umana stia regredendo, facilitando l’ignoranza nella sua diffusione sistematica.

Educazione e istruzione

Il ruolo dell’educazione nel passato

Nei secoli passati le persone si istruivano diversamente rispetto ad oggi. Esistevano accademie, istituti religiosi, collegi e università che permettevano di avere accesso a qualsiasi campo della conoscenza. Non erano strutture volte a specializzare gli allievi solo in un determinato ambito, ma fornivano loro una visione olistica del sapere.
Erano però solo i componenti delle classi abbienti a poter partecipare a questi corsi o a potersi permettere insegnanti privati. I livelli di istruzione e cultura erano elevatissimi; non era insolito che gli studenti conoscessero varie lingue straniere o si destreggiassero senza problemi tra discipline di varia natura, comprese le arti. Lo scrittore Giacomo Leopardi rappresenta un perfetto di esempio di questi insegnamenti riservati ai nobili. Egli era infatti un uomo di grande cultura; non fu semplicemente uno scrittore le cui opere letterarie rappresentano uno dei pilastri della letteratura italiana, ma imparò anche molte lingue straniere, come greco, latino, ebraico, francese, inglese, spagnolo, tedesco, e si interessò alla filosofia, alla logica e alla fisica.
Mentre gli aristocratici potevano attingere a tutte le conoscenze fino a quel momento disponibili, le classi povere erano analfabete e non avevano i mezzi per istruirsi. Venivano escluse dal sapere, in quanto il loro ruolo era quello di lavorare e pagare i tributi con il fine di potersi sostentare. Si può dire che la cultura, nel passato, fosse quindi subordinata alla classe sociale di appartenenza.

giacomo leopardi

Il ruolo dell’educazione nel presente

Le cose cambiarono nel corso del ‘900 a causa della necessità delle imprese di avere a disposizione manodopera specializzata che fosse in grado di usare e progettare i macchinari fondamentali per la produzione a livello industriale. Così i governi istituirono l’obbligo di scolarizzazione e crearono scuole pubbliche a cui tutti potevano avere accesso. Fu un evento importante, in quanto arginò il grave problema dell’analfabetismo che affliggeva molti Stati.
Oggi, nel mondo occidentale, l’istruzione è accessibile a tutti; fortunatamente non esiste più una divisione basata sul rango sociale e anche gli studenti non benestanti possono studiare nei più prestigiosi e rinomati istituti. Date queste premesse, si potrebbe pensare che oggigiorno il livello culturale e la diffusione del sapere siano più elevati, ma è davvero così? Se si osservano con attenzione le persone, si noterà invece una diffusa ignoranza.

Dall’istruzione alla specializzazione

Questa incultura diffusa è dovuta alla diminuzione della qualità formativa offerta dagli istituti scolastici. Oggi le scuole offrono agli scolari nozioni generiche e poco approfondite, si concentrano maggiormente sul mondo del lavoro, assomigliando sempre più a laboratori volti all’apprendimento di un mestiere, piuttosto che incentrarsi sul sapere. Nel passato si dava molta rilevanza alle discipline umanistiche, come la filosofia, la storia, la letteratura, la filologia e le arti, mentre nei tempi moderni si preferisce lo studio della tecnica e della pratica, creando così degli specialisti che non possiedono cultura generale né spirito critico.

Società e perdita dei valori

Il ruolo della società nell’incoraggiare l’ignoranza

La scuola non è la sola responsabile di questa degenerazione culturale, in quanto il suo compito vero non è quello di indottrinare, come fanno i regimi totalitari, bensì quello di fornire strumenti e spunti per insegnare agli individui a pensare in modo critico e analitico. L’ignoranza che oggi dilaga è un fatto che riguarda soprattutto la società. Le persone con poca cultura non si vergognano più delle loro mancanze né dei loro strafalcioni linguistici, visto che nessuno osa far notare loro gli errori o le stupidaggini proferite. Gli stolti si mettono allo stesso livello degli altri perché non possiedono l’umiltà necessaria per riconoscere il proprio stato, credendo di poter eguagliare una persona erudita. Spesso non solo esprimono opinioni o sentenze su argomenti dei quali ignorano quasi tutto, ma sbeffeggiano anche colui che è più preparato, criticandone le idee senza averle prima comprese a fondo. Quando vogliono mettere in scena un teatrino ai danni dei più sapienti, le persone ignoranti hanno solitamente bisogno del sostegno dei loro simili per darsi manforte e far prevalere la loro, seppur erronea, convinzione. Da soli non riuscirebbero a sostenere una conversazione, quindi, sfruttando l’effetto gregge, si affidano al loro entourage per canzonare chi mostra una comprensione del mondo più complessa della loro.

Il legame fra orgoglio e ignoranza

Gli episodi di derisione del “secchione”, un tempo relegati ad ambienti come scuola e bar, oggi sono sempre più diffusi a causa dei social media. Queste piattaforme, per quanto sostengano che il loro scopo sia quello di far incontrare le persone, creano spazi in cui esse bisticciano e, più che scambiarsi opinioni, si scambiano insulti. Non è così insolito che i contenuti dei post vengano derisi e criticati dal primo leone da tastiera di passaggio, magari pure in modo sgrammaticato. Le reti sociali digitali hanno permesso a tutti di esprimere le loro opinioni e di diffonderle a un vasto pubblico, il quale magari non è nemmeno interessato e che, nella vita reale, farebbe volentieri a meno di ascoltare o leggere certi discorsi.

confucio conoscenza e ignoranza

I pilastri dell’umanità iper-tecnologica

Molti individui hanno una considerazione talmente elevata di sé che non riconoscono i loro limiti. Si sentono onnipotenti e onniscienti, credendo di sapere tutto. Questa è una conseguenza della “cultura” moderna, in cui l’essere umano, attraverso quella che chiama scienza, ma che noi preferiamo chiamare metodo scientifico, crede di poter spiegare e conoscere ogni cosa. Non necessita più di una guida, religiosa o laica, che gli indichi il cammino e gli spieghi la natura degli eventi. L’umanità di oggi si sente perfetta e non è disposta a riconoscere i propri difetti. Pensa di vivere nel miglior mondo possibile e ha rinunciato al desiderio di migliorarsi ed evolvere in termini non solo materiali e scientifici, ma anche interiori e spirituali.

La perdita dei valori etico-morali

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, nella sua opera intitolata Così parlò Zarathustra, fece dire ad un folle le seguenti parole: <<Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!>>. La morte di Dio rappresentava il crollo della morale cristiana, della fede, nonché un’accusa rivolta agli atei, ritenuti responsabili della crisi dei valori etici e religiosi. Secondo il pensatore, la mancanza di Dio avrebbe condotto non solo al rifiuto della credenza in qualsivoglia ordine cosmico o fisico, ma anche al rifiuto di valori assoluti e di un’oggettiva ed universale legge morale condivisa da tutti gli individui.

Il divino e la saggezza greca

Il ruolo del divino

Nel passato la religione occupava un importante ruolo nelle vite dei credenti, i quali rispettavano e al contempo temevano Dio. Ponderavano le loro azioni e la loro vita in base ai precetti religiosi, sapendo di essere impotenti davanti alla perfezione di Dio. Erano consapevoli di essere le sue creature e di dover rispettare il loro Signore.
Questa concezione del divino non è tipica solo del Cristianesimo, ma anche di altre religioni. Gli stessi greci dell’antichità, che erano politeisti, adoravano e rispettavano i loro Dei a tal punto che non osavano sfidarli per paura della severa punizione che avrebbero ricevuto.

La saggezza greca: il concetto di Hybris

Nell’antica civiltà greca esisteva la hybris, un concetto che in italiano non esiste, ma che potremmo tradurre in modo approssimativo come tracotanza. Si tratta di un sentimento di superbia e presunzione in cui ci si ritiene superiori a qualsiasi essere, divinità comprese. Sentirsi al pari degli Dei, credere di poter trasgredire il loro volere e di poter sovvertire gli schemi costituiti era considerato un oltraggio e il peggior peccato nella cultura ellenica, in quanto violava i limiti e l’ordine celeste. I miti e le tragedie dell’antica Grecia sono pieni di esempi in cui un mortale peccava di hybris e veniva castigato dagli Dei.

legame fra hybris e ignoranza

Dalla Hybris all’ignoranza orgogliosa

Siccome le figure divine sono state abolite dalla società moderna, l’uomo di oggi cede alla hybris senza alcun timore della punizione e del giudizio di Dio. Non si tratta però di un fenomeno che colpisce solo determinati gruppi o ceti sociali, poiché tutti possono incorrervi. Si pensi, ad esempio, a un luminare in campo medico, che spesso non è disposto ad ascoltare gli altri o a permettere che le sue idee vengano messe in discussione. E nel fare tutto ciò continua a professarsi “scienziato”, come se la scienza fosse un sapere infuso dall’alto e non una continua ricerca che evolve errore dopo errore, scoperta dopo scoperta.
La stessa cosa succede anche agli individui incolti, i quali, pur non disponendo di vaste conoscenze, credono di sapere come funziona il mondo; ciò li porta a non ascoltare le spiegazioni e i punti di vista altrui, rendendoli di fatto incapaci di evolvere e aggiornarsi. Queste persone preferiscono crogiolarsi nella loro ignoranza piuttosto che mettersi in discussione e modificare certe idee e comportamenti insensati. Si affidano alle abitudini, per quanto sbagliate, evitando accuratamente di metterle in discussione. Ma invece è proprio il dubbio che genera nuovi stimoli intellettuali e dà il via ad un processo di crescita sia culturale che coscienziale.

La saggezza di Socrate e la stoltezza dei “tuttologi” moderni

Mentre il filosofo greco Socrate, considerato la persona più saggia del suo tempo, era consapevole del fatto che lo studio e la ricerca fossero infiniti, tanto da coniare la massima: <<io so di non sapere>>; l’ignorante di oggi non è disposto ad accettare insegnamenti e il suo motto sembra invece essere: <<io so di sapere già tutto>>. Socrate possedeva, a nostro parere, un atteggiamento scientifico molto più marcato rispetto a quello dei tuttologi odierni, i quali parlano oggi di un argomento e domani di un altro, saltando di palo in frasca senza soluzione di continuità. Talmente presi da se stessi e dal bisogno narcisistico di mettersi in mostra, da aver perduto completamente il senso del pudore e del limite.

Tecnologia e nuove divinità

La tecnologia e l’eccesso di comodità

Una società composta da questo tipo di individui non avrà possibilità di crescita e stagnerà ad un livello intellettuale basso poiché non più in grado di risolvere problemi, anche banali, né di pensare criticamente. La tecnologia moderna ci sta spingendo proprio verso questa direzione. Quello che un tempo l’uomo era in grado di fare a mente, come ad esempio i calcoli, ricordare i numeri di telefono o leggere una mappa, oggi viene delegato ai mezzi tecnologici, portando ad una perdita delle abilità e delle facoltà mentali più basilari. L’essere umano è diventato succube di questi dispositivi e ormai senza di essi non riesce più a vivere.

ChatGPT al posto di Dio

La tecnologia, che ci viene pubblicizzata come un ausilio alle attività umane, sta in realtà sostituendo la mente umana stessa. La cosiddetta intelligenza artificiale diventerà ben presto una sorta di oracolo di Delfi, una vera e proprio divinità, se l’essere umano non imparerà nuovamente a ragionare e a porsi domande. Per poter avere successo, l’intelligenza artificiale deve prima rendere ancora più stupide le persone, le quali, a quel punto, la percepiranno come un’entità superiore incontrastabile, proprio come certe popolazioni del passato, considerate primitive, adoravano le rispettive figure divine sottomettendosi alla loro volontà.

divinità tecnologica

Le informazioni che non informano

Inoltre, la continua connessione ad Internet e il bombardamento mediatico di notizie portano gli individui ad essere distratti e a perdere la capacità di concentrarsi per lungo tempo. Disporre di molte informazioni potrebbe apparire come un fatto positivo, in quanto si potrebbero imparare nuovi concetti ogni giorno. Nonostante abbiano Internet sempre a disposizione, gli utenti non sono tuttavia interessati ad esplorare nuovi argomenti, infatti preferiscono semplicemente consumare contenuti, molti dei quali vengono proposti da un algoritmo non senziente, il cui scopo sembra essere quello di influenzarli verso determinati stili di vita e di pensiero, piuttosto che informarli.

L’ignoranza e la divinizzazione inconsapevole

E così il navigatore inconsapevole crederà di aver compreso tutto circa un determinato argomento, confondendo le suggestioni con il pensiero razionale, ritenendo al tempo stesso di non aver bisogno di ulteriori approfondimenti. Orgoglioso della sua ignoranza alimentata dalla tecnologia e dalla propaganda mascherata non di rado da informazione libera, andrà ad urlare al mondo le sue opinioni ereditate acriticamente, spacciandosi per una persona informata e consapevole. In tempi ormai passati, persone di questo genere avrebbero avuto un pubblico composto da non più di due o tre clienti avvinazzati di un bar, mentre oggi possono esibire la loro tracotante ignoranza ad una platea potenzialmente mondiale, grazie proprio alla tecnologia. Gli strumenti tecnologici mostrano dunque un potente lato oscuro, ma la loro divinizzazione finirà per rendere ancora più stupidi i suoi sostenitori, e sempre più eretici coloro che, pur non opponendosi completamente ad essi, ne criticano lo sviluppo e l’utilizzo non sostenuto da basi etiche.

L’Idiocrazia del futuro

Una visione di una società immersa nella stupidità e nella superficialità viene proposta nel film intitolato “Idiocracy“, di Mike Judge. In questa pellicola ambientata nel 2500, l’umanità non sa più pensare né affrontare i piccoli problemi quotidiani e passa la sua intera esistenza davanti alla televisione a guardare programmi spazzatura. L’intelligenza non esiste più e le attività note all’uomo fin dalla preistoria, come l’agricoltura, non vengono più praticate a causa dell’incapacità degli individui.
Quella che può sembrare una versione esagerata e caricaturale di un ipotetico futuro, potrebbe essere invece un rischio reale. Nel mostrare certi comportamenti scriteriati, il film vuole suscitare ilarità nel pubblico, ma al tempo stesso invitarlo a riflettere. Le persone dovrebbero fermarsi un attimo e immaginare come sarebbe il mondo se fosse popolato solamente da idioti incompetenti: chi governerebbe, chi costruirebbe le case, le strade e gli oggetti quotidiani, e come sarebbe vivere in quel contesto? Se non si vuole arrivare a tal punto, bisogna innanzitutto arginare l’ignoranza e la relativa presunzione di sapere già tutto.

Conclusione

Credere di essere perfetti e ostentare la propria stoltezza dovrebbe essere un comportamento da evitare. È inaccettabile che una persona si vanti e si compiaccia delle proprie carenze intellettive e culturali.
Per vivere in una società virtuosa, le persone devono dedicarsi alla conoscenza e al miglioramento personale. Oggigiorno ci sono tanti modi per ampliare i propri orizzonti, non solo a livello concettuale, ma anche spirituale. Non si può perseguire la saggezza se prima non si intraprende un percorso di conoscenza di se stessi e non si mettono in discussione le proprie certezze. L’ignoranza si contrasta attraverso la curiosità e la ricerca interiore.
La conoscenza, proprio come la ricerca, è infinita; tutti ignoriamo delle cose, ma non dobbiamo vantarcene, anzi dobbiamo scoprirle o quanto meno provarci. La domanda e il dubbio sono l’inizio di un cammino che permette di abbandonare la stoltezza per raggiungere una nuova consapevolezza.

<<Il dubbio è l’inizio della conoscenza>> – Cartesio

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