NEL mondo ma non DEL mondo: un viaggio mistico-spirituale

Nella complessità dell’esistenza umana, l’antico adagio “essere nel mondo ma non del mondo” rievoca significati di tipo mistico e trascendentale, offrendo una lente attraverso la quale esplorare la dualità tipica della vita terrena. Questa espressione, estrapolata da un discorso di Gesù di cui abbiamo una traccia scritta grazie all’evangelista Giovanni, invita l’ascoltatore ad affrontare la mondanità con una consapevolezza di tipo spirituale, spronandolo a non farsi coinvolgere dai bisogni e dai desideri terreni, mantenendo al tempo stesso una centratura di stampo morale ed etico. Vediamo nel dettaglio le parole di Gesù riportate da Giovanni:
<<Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia>>.

gesù, essere nel mondo ma non del mondo

Il Messia parla alla Coscienza

Rivolgendosi ai suoi discepoli, Gesù esordisce parlando di odio. Come mai una figura considerata portatrice di compassione e tolleranza usa una parola così forte?
Per comprendere il significato di tali parole, generiche all’apparenza, è necessario entrare in un ordine di idee non comune. Il Messia comunicava ad un livello spirituale, rivolgendosi alla sensibilità dell’animo umano anziché alla mente. Il mondo consiste nella vita terrena nel suo complesso, con tutte le dicotomie che la caratterizzano: dualità, bisogni, pulsioni, paure e desideri.

Perché dunque i seguaci di Gesù avrebbero dovuto sperimentare l’odio nei loro confronti? Perché le persone comuni, prese dalla quotidianità e dai bisogni terreni, non erano in grado di comprendere il significato spirituale delle predicazioni del Messia e dei suoi apostoli, vedendo in esse soltanto l’aspetto pratico. Gesù chiedeva alle persone di cambiare e di essere migliori, nonché di concentrarsi sull’essenziale evitando di essere avide e materialiste. Gli individui meno attrezzati spiritualmente vedevano in ciò un affronto e una critica verso il loro modo di vivere, ritenendo che tali predicazioni fossero finalizzate a modificare il loro stile di vita in peggio, rendendole ancora più povere materialmente.

La dualità genera contrapposizioni

Tutto ciò generava malcontento, derisione e infine rabbia e odio nei confronti del messaggero, ossia Gesù, e dei suoi apostoli. La mente umana è duale, il che significa che essa divide ogni cosa in due parti contrapposte, per esempio bene e male, giusto e sbagliato, bello e brutto, utile e inutile. Di conseguenza anche la società in cui viviamo, la quale altro non è che una proiezione della nostra mente con il suo bagaglio di credenze e convinzioni, finisce per categorizzare e contrapporre ogni cosa. Il passo successivo alla divisione è quello della scelta. Quale parte scegliere, dunque? Ed ecco che la quasi totalità degli esseri umani, non di rado senza averne contezza, sceglie di stare dalla parte del denaro, del successo, del perseguimento dei piaceri e così via. Gesù, tuttavia, andava proclamando valori ben diversi, e con lui i suoi seguaci. Purtroppo, chi vive immerso nella dualità non concepisce la possibilità che esistano altri “mondi”, ossia delle alternative alle regole e alle abitudini ereditate passivamente dalla società.

Gesù mette in discussione le certezze terrene

La derisione verso chi propone un modello diverso si trasforma ben presto in disprezzo e infine in odio vero e proprio. Se c’è una cosa che la mente duale proprio non può accettare, è che vengano messe in discussione le sue “certezze”. Il denaro, per esempio, è una di queste. Sono rare le persone che si azzardano a criticare il denaro e la sua utilità. Al massimo può esserci qualcuno che ne critica la distribuzione iniqua all’interno della società, ma niente di più. Gesù andava bene oltre, egli era un vero estremista spirituale, infatti chiedeva ai suoi seguaci di rinunciare ad ogni bene materiale, denaro compreso. Del resto, come potrebbe una persona ancora legata a lavoro, denaro e oggetti, perseguire un’autentica evoluzione spirituale? Essere nel mondo, oppure del mondo. La dualità impone una scelta, e soltanto scegliendo la via spirituale diviene possibile trascendere l’aspetto dualistico dell’esistenza. Essere del mondo impone delle scelte, essere nel mondo ci rende invece simili ad un viaggiatore che esplora e contempla senza però darsi una meta certa. La meta è la contemplazione stessa, ovvero riconoscere nel mondo ciò che è già dentro di noi. La meta siamo noi.

Gesù come il prigioniero-filosofo di platonica memoria

Qualcosa di molto simile capita anche al prigioniero-filosofo di cui Platone ci narra nel cosiddetto “mito della caverna“, ben prima dell’arrivo di Gesù. Lo schiavo incatenato all’interno di una caverna buia, insieme ad altri, riesce inspiegabilmente a liberarsi e decide di salire verso il mondo esterno. L’incontro con la luce solare lo destabilizza, essendo abituato all’oscurità. Un po’ come succede con le parole del Messia che disturbano gli ascoltatori impreparati dal punto di vista coscienziale. Il prigioniero liberato scopre l’esistenza di un altro mondo, quello reale, fatto di colori sgargianti, alberi, fiori, profumi e suoni. Dopo essersi ripreso dallo sconvolgimento interiore provocato dall’incontro col sole e il mondo vero, decide di ridiscendere nella spelonca per mettere al corrente i suoi compagni di questa sua incredibile scoperta. Purtroppo le cose non vanno come previsto, infatti gli altri prigionieri non gli credono, lo deridono, finendo addirittura per percuoterlo fino ad ucciderlo. Gli schiavi, non conoscendo altro ed essendosi abituati a vivere in catene, semplicemente non possono concepire una realtà diversa, così come le persone ai tempi di Gesù (e ancora oggi) non potevano comprendere la portata del suo messaggio.

sole accecante, risveglio spirituale

Appartenere al mondo, oppure attraversarlo e passare oltre?

Proseguendo con l’interpretazione delle parole del Messia, la frase successiva afferma che il mondo ama ciò che gli appartiene. Effettivamente premia ed elogia coloro che meglio si adattano alle sue regole (scritte e non scritte) e che sanno trarne vantaggio senza con ciò metterle in discussione o stravolgerle. All’interno di questa categoria rientrano naturalmente anche i falsi innovatori, i falsi profeti, gli ipocriti che a parole criticano la società ma che sono i primi a sfruttarne furbescamente le storture. Il vero ricercatore spirituale, la persona risvegliata, non si comporta così; per questa ragione non troverà mai il proprio posto all’interno della società, anzi, più si accanirà per trovarlo e più frustrante sarà la sua vita. Il concetto che Gesù voleva trasmettere ai suoi discepoli, e a tutti noi ancora oggi, è che non bisogna lasciarsi sedurre dalle illusioni del mondo, in quanto non porteranno da nessuna parte e saranno comunque temporanee. L’esistenza, intesa nella sua totalità, è eterna; la vita terrena, che fa parte dell’esistenza, rappresenta soltanto un momento di essa. Chi si fa travolgere dalla vita terrena e mondana è preda di un’allucinazione che distorce il senso di ogni cosa, proprio come accade ai prigionieri della caverna platonica, ipnotizzati dalle ombre proiettate sulla parete davanti a loro, inconsapevoli del fatto che quelle ombre sono mere proiezioni di oggetti reali. Il mondo spirituale (o interiore) è reale, quello materiale (o esteriore) è una proiezione, mentre la dualità in cui siamo immersi sembra fare di tutto per spingerci a confondere le due cose.

Jiddu Krishnamurti e l’adattamento patologico

<<Non è un segno di buona salute mentale essere ben adattati ad una società malata>>, così descriveva il mondo il filosofo indiano Jiddu Krishnamurti. Non diversamente da Gesù, anche questo pensatore vissuto nel XX secolo sottolineava la necessità di prendere le distanze dalla società, concentrandosi piuttosto sulla propria integrità morale e sulla ricerca interiore. Se il mondo ci appare sbagliato, non dobbiamo per forza farcelo andare bene e assecondarlo sperando così di non essere esclusi dalla vita sociale e lavorativa; possiamo altresì sviluppare una nostra concezione più salutare dell’esistenza e cercare di vivere in maniera etica e consapevole. Siamo nel mondo, con tutto ciò che esso comporta: bisogni, paure, speranze, ambizioni ecc. Ma non dobbiamo necessariamente essere del mondo, quindi possiamo elaborare e trasformare paure, speranze e quant’altro in qualcosa di più elevato dal punto di vista morale e spirituale. Pare che l’essere umano sia l’unica creatura su questo pianeta dotata di una coscienza, e ciò dovrebbe invitarci a fare una riflessione più profonda circa il nostro vero scopo.

Le parole di Gesù erano divisive?

Dovremmo ora aver compreso le ragioni dell’odio che la persona radicata nel mondo rischia di sviluppare nei confronti del viaggiatore spirituale che si trova qui soltanto di passaggio. Affrontiamo adesso l’ultima parte del discorso di Gesù, quella che fa riferimento al concetto di “scelta”. Il Messia afferma infatti di aver selezionato personalmente i suoi discepoli fra le masse, lasciando intendere che il mondo spirituale non è per tutti. Ancora una volta egli usa parole dure, divisive: prima parla di odio, poi separa le persone in due categorie, i prescelti e tutti gli altri. Perché tutto questo dualismo? Abbiamo detto che la dualità appartiene al mondo, non al regno dello spirito; come si spiega, allora, questo atteggiamento tanto divisivo?

La spiritualità non ammette compromessi

Il motivo è semplice: scuotere le coscienze e poter discernere i veri ricercatori spirituali da tutti gli altri. Cosa avrebbe ottenuto se si fosse limitato a parlare di compassione, perdono e buoni sentimenti? Probabilmente nulla. Tutti sarebbero stati d’accordo, almeno superficialmente, e nulla sarebbe cambiato. Così come non cambia nulla oggi, eppure si odono tantissimi discorsi apparentemente elevati moralmente, nonché inclusivi e tolleranti. Per smuovere l’essere umano dal suo stato di torpore mentale serve bene altro, e il Messia lo sapeva bene. Troppo facile elargire qualche discorso politicamente corretto qua e là, per poi tornare subito dopo nella propria zona di comfort. Come soleva dire Socrate, grande filosofo e maestro di Platone vissuto prima dell’avvento di Gesù: <<chi vuol muovere il mondo, muova prima se stesso>>.

La spiritualità fasulla e i falsi profeti

falsi profeti, avviso di gesù

Gesù, in altre occasioni, parlava anche di falsi profeti. Riteniamo che sia giusto approfondire questo concetto, in quanto profondamente legato alla frase che dà il titolo a questo articolo. I falsi profeti, o lupi travestiti da agnelli, sono coloro che in apparenza sembrano voler aiutare le persone ad evolvere spiritualmente, ma che in realtà appartengono completamente al mondo. <<Li riconoscerete dai loro frutti>>, così il Messia ci metteva in guardia rispetto a tali figure ambigue e viscide. Riconoscerli non sempre è facile, può servire tempo, ma alla fine la loro vera natura esce allo scoperto. Sono motivati da scopi personali, non necessariamente economici, come ad esempio la fama, il bisogno di essere idolatrati e il senso compiacimento che deriva dall’esercizio del potere sui propri seguaci. Possono esprimere concetti interessanti e significativi dal punto di vista spirituale, ma in conclusione tutto il loro pensiero si può riassumere nel seguente concetto: siete perfetti così come siete, il mondo è meraviglioso, non c’è niente di male nel perseguire scopi materialistici purché nel farlo si aiuti anche il prossimo. La funzione di queste persone, che ne siano coscienti o meno, è quella di raccogliere i potenziali dissidenti spirituali per poi riportarli all’ovile. Nella nostra analogia, l’ovile rappresenta il mondo, mentre i falsi profeti sono i pastori e le pecore sono i ricercatori spirituali, o più in generale chiunque cerchi risposte.

Il mondo non cambia, ma noi possiamo farlo

No, non va tutto bene. Se così fosse, perché alcuni di noi avvertirebbero il bisogno di un cambiamento?
Gesù non concludeva affatto i suoi discorsi in questa maniera. Come dicevamo poc’anzi, egli era estremamente divisivo e non indorava certamente la pillola. Non a caso ci metteva in guardia rispetto ai falsi profeti, molti dei quali avrebbero parlato a nome suo, ma con intenti completamente diversi. A questo punto si rende utile un collegamento con il pensiero del misterioso Ermete Trismegisto, figura ermetica che ci ha lasciato importanti nozioni esoteriche e metafisiche. <<Come in alto, così in basso>>. Ciò che accade nelle dimensioni superiori si riflette in quelle inferiori, e viceversa. Naturalmente questa massima può essere interpretata anche in questo modo: come dentro, così fuori. Se il mondo esteriore non è altro che un riflesso di quello interiore, allora il problema è dentro di noi e non all’esterno. Cercare dunque soluzioni basate sulla proiezione verso l’esterno non porterà a nulla. Cambiare una legge ingiusta ha poco senso se nel nostro profondo continuiamo a vivere nella dualità, dividendo costantemente ogni cosa e persona in buona e cattiva. La nuova legge, migliore di quella precedente, non cambierà il nostro modo di essere. Ritornando a Socrate: <<chi vuol muovere il mondo, muova prima se stesso>>. Il resto verrà di conseguenza, aggiungiamo noi.

Essere nel mondo ma non del mondo, ossia, contemplare con distacco

Essere nel mondo ma non del mondo“, una frase all’apparenza banale ma dotata di una forza spirituale senza tempo, ci sprona a rivolgere l’attenzione dentro di noi, cercando le risposte ai quesiti esistenziali nella nostra interiorità. Il mondo è un’illusione, una proiezione della nostra mente e delle sue paure, speranze, debolezze e pulsioni. Il mondo esiste perché esistiamo noi e non il contrario. Una volta compreso questo concetto dirompente e illuminante, diviene possibile intraprendere un percorso di evoluzione interiore finalizzato a renderci spettatori del mondo, osservatori non eccessivamente coinvolti nello show illusorio che ogni giorno riproduce se stesso. Nella vita è importante anche il fare, lo sperimentare, il vivere in prima persona esperienze intense e significative, belle o brutte che siano. Ciò che conta è farlo cercando di mantenere una prospettiva distaccata, come se osservassimo noi stessi dall’esterno, così da evitare di immedesimarci troppo nel mondo e nelle sue logiche spesso assurde.

Alcuni consigli e spunti conclusivi

Insoddisfazione e sofferenza come propulsori spirituali

In questo excursus abbiamo visto come la saggezza cristiana rimanga sempre di attualità e possieda il potenziale per stimolare il pensiero dell’uomo moderno insoddisfatto della vita terrena e sofferente per via delle false promesse del mondo. Gli insegnamenti di Gesù, attuali come non mai, ci parlano della ricerca di un’esistenza più profonda all’insegna della trascendenza, proponendoci al tempo stesso di distaccarci dalle caduche illusioni della realtà materiale. Il Messia ci ricorda che siamo anime di passaggio in questo mondo.

Il ruolo del silenzio e della solitudine

Il silenzio e la solitudine sono elementi essenziali per una profonda vita spirituale. Queste pratiche non sono mere tecniche di rilassamento, ma veri e propri stati dell’essere che permettono di entrare in contatto con il nostro io interiore e con la nostra parte divina. La solitudine, intesa non come isolamento ma come spazio sacro di riflessione, abilita l’individuo a confrontarsi con le proprie verità interne. Il silenzio, più che l’assenza di rumore, è un ascolto attivo che apre la porta a una comprensione più profonda della propria esistenza e del proprio percorso coscienziale. Insieme, silenzio e solitudine facilitano un’autentica introspezione e un dialogo costruttivo con il divino, permettendo di vivere una vita più intenzionale e consapevole.

silenzio e pace interiore spirituale

Le intuizioni della filosofia orientale

A chi volesse tuffarsi nella variegata e complessa filosofia orientale, suggeriamo di iniziare con l’approfondimento degli insegnamenti di Siddhartha Gautama, meglio conosciuto come Buddha. La parola buddha significa letteralmente “il risvegliato” in sanscrito. Egli ha lasciato un’eredità di insegnamenti che ha plasmato intere civiltà. Centrali nei suoi insegnamenti sono i concetti di Dukkha (sofferenza), Anatta (non-sé) e Anicca (impermanenza). Il Buddha ha esortato i suoi seguaci a riconoscere la natura transitoria della vita e a liberarsi dell’attaccamento e del desiderio, che sono le vere cause della sofferenza. Attraverso la pratica della meditazione e il perseguimento dell’Ottuplice Sentiero, ha proposto un metodo per purificare la mente e raggiungere il Nirvana, uno stato di liberazione e pace.

Anche l’India antica ha prodotto un pensiero filosofico incredibilmente vasto e variegato, dal quale possiamo estrapolare le Upanishad. Questi testi antichissimi enfatizzano la necessità di una guida spirituale e di una pratica meditativa per realizzare il sé superiore. Attraverso potenti strumenti come quello dell’OM, il suono sacro che simboleggia l’unità dell’esistenza, si insegna che la realizzazione spirituale non viene dall’erudizione, bensì dalla purificazione interiore e dalla dedizione alla verità superiore.

Lo stile di vita stoico

Un altro prezioso aiuto arriva dalla filosofia stoica, le cui origini posso essere fatte risalire al pensiero di Epicuro, ripreso e rielaborato successivamente da Zenone. Ancora una volta gli antichi pensatori greci potrebbero insegnarci molto, se solo avessimo voglia di ascoltarli. La cultura latina prese moltissimo da quella dell’antica Grecia, ragione per la quale vogliamo concentrarci in particolare sulle idee di Seneca, filosofo stoico vissuto nel 1° secolo d.C., ispiratosi direttamente a Epicuro e Zenone. Consigliamo la lettura delle “Lettere a Lucilio” (Epistulae morales ad Lucilium), nelle quali Seneca intraprende una fitta corrispondenza con il suo caro amico Lucilio. Lucilio, completamente immerso nelle logiche del mondo, chiede spesso consiglio all’amico filosofo sul da farsi, ricevendo risposte illuminanti e stravolgenti al tempo stesso. La lettura di queste lettere, attraverso il processo di immedesimazione nei due personaggi, regala un’esperienza coinvolgente sia dal punto di vista letterario che contemplativo. Le domande di Lucilio e le risposte di Seneca, pur provenendo da un’epoca lontana, restano di estrema attualità, essendo l’essenza umana sempre la stessa.

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