Consapevolezza e Coscienza: i due fondamenti dell’evoluzione spirituale

coscienza universale sfera perfetta

L’interrogativo sull’essenza della consapevolezza e della coscienza rappresenta un momento fondamentale nella ricerca spirituale dell’essere umano, una di quelle domande dal sapore esistenziale destinate a rimanere senza una risposta definitiva. Questi due concetti, radicati nell’animo umano, nell’etica e nella componente eterea dell’essere, riguardano il modo in cui percepiamo ed elaboriamo la realtà che ci circonda, e forniscono al tempo stesso energia al processo di evoluzione spirituale. La loro comprensione e distinzione sono cruciali per chi aspira a un’integrazione armoniosa tra corpo, mente, anima e spirito, poiché soltanto divenendo consapevoli della nostra complessità possiamo infine riscoprire la semplicità alla base della nostra essenza spirituale.

Esploreremo dunque le differenze fondamentali tra coscienza e consapevolezza, analizzando come ciascuna di esse si manifesti nel viaggio interiore dell’individuo, per poi cercare di riunificarle e farne una cosa sola. Approfondiremo la natura della coscienza attraverso una riflessione su come essa si avvalga della dualità per sperimentare ed evolvere, e discuteremo il processo attraverso il quale si sviluppa la consapevolezza, sottolineando il significato intrinseco del dubbio e della ricerca filosofica. Infine, forniremo qualche semplice spunto pratico finalizzato a facilitare l’integrazione della coscienza e della consapevolezza nel tessuto della vita quotidiana, sottolineandone il ruolo decisivo nella crescita personale e nell’acquisizione di una migliore comprensione dell’unità tra individuo, società e universo intero.

I concetti di Coscienza e Consapevolezza

La Coscienza Individuale

La coscienza, un concetto complesso e affascinante, è spesso descritta come una proprietà intrinseca dell’essere umano, la quale ci permette di stabilire i confini del sé rispetto al non-io. In psicologia, essa viene considerata come ciò che è accessibile all’elaborazione consapevole, distinguendosi nettamente dall’inconscio, che invece rimane nascosto e inaccessibile alla nostra consapevolezza. Questa distinzione tra coscienza e inconscio è necessaria per comprendere il funzionamento della mente umana.

Ma la coscienza non si limita solo alla sfera psicologica. Essa ha anche un ruolo importante nell’ambito morale, permettendoci di creare e distinguere categorie morali quali il bene e il male. La coscienza ci guida nell’interpretazione del mondo circostante rilevando differenze e similitudini fra una cosa e l’altra, mettendo così in luce il suo profondo legame con il sapere e la conoscenza. Il lavoro coscienziale si basa principalmente sulle informazioni disponibili, perciò subisce l’influenza del luogo e dell’epoca in cui ci troviamo. È grazie alla coscienza che siamo in grado di riflettere sulle nostre azioni e di assumerci la responsabilità di esse.

Zeitgeist (lo spirito del tempo) e Coscienza Individuale
Riassumendo, la coscienza individuale è una funzione mentale che elabora le informazioni attribuendo loro una connotazione duale e spesso morale. Le persone che non distinguono il bene dal male vengono non di rado definite come prive di una coscienza. I riferimenti morali non sono affatto innati, e questo spiega perché ogni cultura produca valori differenti. La coscienza individuale è influenzata pesantemente dal cosiddetto senso comune, il quale ha la caratteristica di variare in base al luogo, all’epoca storica e alla cultura predominate. Ciò che oggi è considerato giusto, domani potrebbe essere vietato; allo stesso modo la coscienza individuale non possiede caratteristiche assolute e universali.

La Coscienza Universale

C’è poi un altro aspetto, più sottile ma anche più importante, della coscienza umana: la sua connessione con la coscienza universale. Ognuno di noi possiede, o almeno dovrebbe possedere, una coscienza individuale influenzata da fattori sociali, culturali e così via. Tuttavia esiste una coscienza superiore, non individualizzata, della quale ciascuno di noi è espressione. Possiamo immaginare questa coscienza universale come una grande sfera, capace però di suddividersi in numerose micro-sfere, ognuna delle quali dotata di una sua individualità pur restando collegata alla sfera madre.

Anche la Coscienza Universale è in continua evoluzione?
Per quale ragione la coscienza universale sente il bisogno di dividersi in tante piccole singole coscienze? Rispondere a questa domanda non è semplice, poiché è come cercare di comprendere il funzionamento di un macchinario complesso prendendo in esame un singolo ingranaggio. La coscienza universale è il macchinario, mentre noi siamo i singoli ingranaggi. Siamo parte del tutto, ma inconsapevoli di esserlo nella maggior parte dei casi, perciò la nostra prospettiva è assai limitata. L’ipotesi che ci sentiamo di proporre, è che la coscienza universale sia anch’essa in continua evoluzione e che, nel fare esperienza, abbia la necessità di manifestarsi in tanti piccole coscienze per sperimentare ogni minimo dettaglio del creato. Una sorta di enorme raccolta dati, insomma.

coscienza infinita eterna

L’essere umano è un animale consapevole (non sempre)
In quest’ottica anche gli animali contribuirebbero alla raccolta dati e sarebbero anch’essi dotati di una qualche forma di coscienza, ma non di consapevolezza. Ciò che ci distingue da essi è soprattutto la facoltà di essere auto-coscienti, ovvero consapevoli di avere una coscienza. L’animale non sembra avere consapevolezza di sé e della propria esistenza, infatti non concepisce concetti quali nascita e morte, e la sua percezione del tempo è diversa dalla nostra. Noi sappiamo che un giorno moriremo e questo condiziona pesantemente la nostra esistenza terrena. Proviamo ad immaginare quanto diverso sarebbe il nostro stile di vita e il nostro modo di pensare se ci mancasse il concetto di morte. Alcune persone, senza esserne consapevoli, vivono letteralmente nella paura della morte, e ogni loro azione pare essere finalizzata ad allontanare il più possibile il pensiero che un giorno dovranno lasciare questo mondo.

Definizione di Consapevolezza

La consapevolezza, invece, emerge come una forma di auto-coscienza, ossia il percepire che siamo unità distinte e caratterizzate da una propria unicità. Come dicevamo poc’anzi si tratta di riconoscere di avere una coscienza e di poter produrre pensieri; Cartesio dipinse tale caratteristica umana con una frase diventata celebre: <<cogito, ergo sum>>penso, dunque sono. Questa capacità riflessiva non solo ci rende presenti nel qui e ora, ma implica anche una comprensione profonda di tale presenza. Consiste nel sapere di essere vivi e pensanti, il che si pone alla base di un altro concetto basilare, quello di libero arbitrio. Tornando al regno animale, di cui anche l’essere umano fa parte per un buon 99%, noi sembriamo essere le uniche creature dotate di questa facoltà, mentre tutte le altre danno l’impressione di seguire sempre e comunque l’istinto.

Consapevolezza e Libero Arbitrio

Se è vero che la consapevolezza sta alla base del libero arbitrio, è anche vero che non tutti e non sempre sono disposti ad esercitarlo. 99 volte su 100 si procede con il pilota automatico inserito, seguendo abitudini, rituali e comportamenti standardizzati, mantenendo il proprio grado di consapevolezza a livelli minimi, non molto diversamente dagli altri animali. La consapevolezza è tanto più elevata quanto più basso è l’intervento del pilota automatico, e viceversa. Chiaramente chi si lascia trasportare totalmente dalla vita quotidiana, riempiendosi di impegni da una parte e di distrazioni dall’altra, possiede un libero arbitrio limitato, essendo la sua vita impostata e direzionata verso obiettivi predefiniti.

Essere o Fare, questo è il dilemma
Paradossalmente, una persona che resta chiusa e ferma in un stanza per tutta la vita potrebbe essere più consapevole, e dunque libera, rispetto ad un’altra che viaggia, lavora, cresce figli, intraprende mille attività differenti, ma non si ferma mai a porsi una banale domanda: chi sono io? Dobbiamo infatti capire che essere dotati di coscienza non implica il fatto di farne un uso evolutivo. La coscienza può anche essere messa in stand-by per l’intera durata della vita terrena e forse anche oltre. Se è vero che la consapevolezza nasce dal divenire coscienti di possedere una coscienza, è altresì vero che la società in cui viviamo non ci chiede di sviluppare una vera e propria coscienza individuale, limitandosi perlopiù ad imporci la sua.

Prima di tutto Essere, poi eventualmente Fare
Le scelte che crediamo di fare sono nella maggior parte dei casi imposte dal luogo, dal tempo e dalla cultura in cui siamo immersi. Tornando all’esempio della persona chiusa in una stanza, viene da chiedersi se il libero arbitrio non sia in realtà legato al non-fare piuttosto che al fare. La società ci impone di fare delle scelte e di restare sempre in movimento, ma al tempo stesso ci vuole mentalmente anestetizzati e poveri di spirito critico. Anche molti dei cosiddetti “maestri spirituali” spronano i loro seguaci ad agire concretamente e ad evitare la passività. Ma siamo proprio sicuri che siano le azioni a fare la differenza in termini di coscienza e consapevolezza? Fare qualcosa è un bisogno umano, serve a dare un senso alla vita terrena, ma forse ciò che conta di più è il grado di consapevolezza con cui compiamo o non compiamo una determinata azione. Secondo questa logica, la consapevolezza viene prima dell’azione e non è, come molti vorrebbero farci credere, una sua conseguenza. Perciò libero arbitrio e consapevolezza, oltre ad essere profondamenti interdipendenti, sono principalmente qualità dell’essere anziché del fare.

Dalla Coscienza alla Consapevolezza

Le differenze tra coscienza e consapevolezza si annidano essenzialmente nella loro natura e modalità di manifestazione. La coscienza, come fenomeno intrinseco dell’essere umano, si manifesta indipendentemente dalla volontà individuale, senza che si possa decidere di essere coscienti o meno. È un processo automatico e incontrollabile che ci accompagna costantemente nella nostra esperienza di vita. D’altra parte, la consapevolezza richiede un impegno attivo e intenzionale da parte dell’individuo. Mentre la coscienza può esistere in uno stato passivo, la consapevolezza implica sempre una scelta deliberata e una presenza mentale attiva. È attraverso la consapevolezza che possiamo esplorare e comprendere meglio noi stessi e il mondo che ci circonda.

Il ruolo della dualità
In termini spirituali, la coscienza utilizza la dualità come strumento per fare esperienza e permettere all’individuo di esplorare e comprendere i differenti stati di essere e non essere. Questo processo di navigazione tra le diverse dimensioni della realtà interiore ed esteriore è vitale per lo sviluppo della consapevolezza. La consapevolezza, infatti, si manifesta come un processo di illuminazione progressiva, in cui l’individuo diventa via via sempre più conscio delle profonde verità che risiedono dentro di sé e nel mondo che lo circonda. Tale cammino di crescita interiore è intrinsecamente legato al potere del dubbio e della ricerca filosofica, i quali stimolano il ricercatore spirituale ad esplorare e comprendere meglio la complessa interazione tra mente, corpo, anima e spirito. La dualità è una caratteristica della mente umana, la quale ha bisogno di scomporre i fenomeni in più parti per poterli meglio analizzare, ma va sottolineato che la separazione fra i vari elementi è puramente illusoria e virtuale. A livello coscienziale non esiste contrapposizione, ma soltanto complementarietà.

Il processo di acquisizione di Consapevolezza

In estrema sintesi potremmo definire la consapevolezza come l’idea che noi abbiamo della coscienza universale. Si tratta in sostanza di un processo di interpretazione della realtà che muove dal particolare verso l’universale, motivato dal bisogno interiore di ricongiungersi con la coscienza unitaria e universale di cui abbiamo parlato in precedenza. Noi siamo già parte del Tutto, ma per qualche ragione ne abbiamo perduto la consapevolezza, e ora desideriamo recuperarla. La grande sfera che si è divisa simbolicamente in tante piccole parti cerca ora di ricomporsi, dando vita ad un meccanismo di evoluzione spirituale basato sulla riscoperta di chi siamo veramente. Ecco perché diventa così importante quella banale domanda che quasi nessuno si pone mai, vuoi perché troppo immedesimato nelle cose terrene, vuoi perché ormai irrimediabilmente scollegato dalla fonte coscienziale primigenia. La domanda, all’apparenza banale, ma che ha la capacità innescare un processo di acquisizione di consapevolezza, è sempre la stessa da tempo immemore: chi sono io?

Mente, Anima e Spirito

Se la coscienza individuale è principalmente una funzione mentale, la consapevolezza rappresenta una finestra verso le dimensioni dell’anima e dello spirito. Non nasce dalle cose terrene, anzi, al contrario le trascende allontanandoci da esse. L’anima è lo strumento che collega corpo e mente ai mondi puramente spirituali. La comunicazione diretta fra mondo materiale e dimensioni spirituali è infatti impossibile. Immaginiamo un apparecchio radiofonico progettato per ricevere determinate frequenze e non altre; ecco, la mente umana non può intercettare le frequenze dello spirito, ma l’anima può farlo, ponendosi come tramite fra il mondo della materia e quello trascendentale.

piramide consapevolezza 7 livelli

L’anima è il nostro ponte verso le dimensioni spirituali
L’unico problema è che l’anima ha bisogno di una guida poiché non possiede, singolarmente, la consapevolezza necessaria per istruire la mente e ristabilire la connessione con i mondi superiori. Possiamo vedere l’anima come una sorta di bambina prodigio dotata di tantissime conoscenze e di una memoria infallibile, ma bisognosa di una guida genitoriale per comprendere meglio cosa fare delle sue abilità. La guida di cui necessita l’anima è quella della mente cosciente, mentre lo spirito, o meglio la riunificazione con lo spirito, è l’obiettivo da perseguire. Possiamo figurarci mentalmente questa ricerca come la scalata di una piramide composta da vari blocchi sovrapposti, dove il blocco soprastante contiene tutti quelli inferiori, esattamente come una matrioska. Il livello spirituale contiene se stesso e tutti quelli inferiori, offrendo così un livello di consapevolezza e unificazione maggiori. La piramide si restringe salendo verso l’alto e non il contrario, come sarebbe invece logico aspettarsi: questo avviene perché ad una maggiore consapevolezza corrisponde una maggiore semplicità. In poche parole tutto ciò che non serve viene lasciato indietro e la quantità di “materiale” diminuisce piuttosto che aumentare. Fra le cose scartate ci sono illusioni, false credenze, attaccamenti e tanto altro.

Divenire consapevoli significa ricordare

Socrate, antico filosofo greco vissuto nel quinto secolo a.C., affermava un concetto tanto semplice quanto affascinante: noi possediamo già tutte le nozioni, ma dobbiamo ricordarcele. Provando a fare un’analogia di tipo informatico, potremmo descrivere la nostra coscienza come un hard disk pieno di informazioni ma privo della funzione di ricerca. I dati sono così tanti e così sparpagliati, che diventa praticamente impossibile recuperarli secondo una modalità logica e comprensibile. Per poterli ricomporre in maniera razionale e dare loro un senso compiuto, abbiamo bisogno di un indice che ci aiuti a capire dove andare a cercare i dati che ci interessano. L’indice viene generato dalla parte animica grazie alla sua connessione con i mondi spirituali, tuttavia l’anima necessita di indicazioni precise da parte dell’utente per poter procedere. Se l’utilizzatore inserisce parametri fuorvianti, l’anima non sarà in grado di fornire una mappa del territorio accurata.

Il potere del dialogo interiore
La consapevolezza è ciò che scaturisce da tale processo di ricerca; noi siamo già stati nel territorio oggetto di indagine, anzi, ne facciamo parte in tutto e per tutto. Il problema è che abbiamo perso gran parte della nostra memoria nel momento in cui ci siamo separati dalla fonte di coscienza universale, mantenendo però qualche ricordo sparso e incoerente. Socrate sosteneva che attraverso il dialogo fosse possibile recuperare, sebbene con fatica, quelle informazioni cadute nell’oblio. Il dialogo socratico è da intendersi in senso lato, ovverosia come conversazione sia interiore che interpersonale. In particolare, il dialogo interiore rappresenta l’intima conversazione fra mente e anima, laddove la parte mentale si impegna a porre le giuste domande e quella animica a produrre le relative risposte. Riprendendo l’analogia informatica, la mente fornisce la chiave di ricerca, l’anima genera l’indice dei contenuti, e il processo di ricerca che ne scaturisce è la consapevolezza.

La Consapevolezza come riscoperta delle proprie origini
E così tutto prende finalmente senso. C’è la mente, confusa e costantemente distratta dalle faccende terrene. C’è l’anima, dotata di grandi poteri ma incapace di usarli autonomamente. C’è la coscienza universale, fonte originaria di ogni cosa e appartenente al regno spirituale. C’è infine la consapevolezza, ovvero quel processo che ha come obiettivo la riunificazione di questi tre elementi apparentemente separati l’uno dall’altro. La consapevolezza altro non è che un tentativo di ritorno alle origini, alla perfezione iniziale, prima che la coscienza universale decidesse di suddividersi in tante parti più piccole per esplorare e conoscere meglio, fondamentalmente, se stessa.

Il Dubbio e la Ricerca alla base della Consapevolezza

Ma cos’è che funge da carburante per lo sviluppo della consapevolezza? Secondo il celebre filosofo dell’antica Grecia si trattava di una cosa sola: il dubbio. Mettere in discussione ogni cosa, partendo proprio da ciò che tutti danno per assodato, non risparmiando niente e nessuno. Portando avanti questo tipo di ricerca filosofica ci si accorgerà ben presto che le certezze di questo piano dimensionale sono perlopiù illusorie e che si basano su elementi a dir poco volubili. Inizialmente si proverà un senso di sconforto terribile, poiché il mondo stesso sembrerà crollarci addosso; in seguito, col passare del tempo e il procedere dell’indagine, il malessere lascerà il posto alla disillusione e poi ad un nuova consapevolezza.

La ricerca senza tempo della Consapevolezza
Il velo di Maya di cui parlava Arthur Schopenhauer cadrà definitivamente e la presa del mondo sull’anima subirà un forte ridimensionamento. Tale processo di evoluzione spirituale viene descritto con varie espressioni più o meno colorite, come ad esempio risveglio spirituale, illuminazione, nirvana, moksha, etc. Ognuna di queste denominazioni fa riferimento ad aspetti peculiari del percorso di evoluzione coscienziale, ed è interessante notare come ciascuna cultura antica abbia sviluppato una propria visione della spiritualità, nonché metodi pratici per condurre una vita terrena incentrata sull’evoluzione interiore e sulla preparazione alla morte.

Il legame fra Consapevolezza e Morte

Uno dei sintomi più significativi dell’evoluzione spirituale e dell’acquisizione di un livello di consapevolezza più elevato, consiste nella revisione del concetto di morte. Essa spaventa soprattutto per via della tendenza a credere che rappresenti la fine di tutto. In realtà vita terrena ed esistenza sono due cose distinte, il che significa che l’esistenza prosegue anche dopo la fine della vita terrena, così come sussisteva già prima della nascita. L’errore che tutti noi facciamo in quanto esseri incarnati all’interno di un corpo materiale, è quello di identificarci nella nostra forma biologica. Siamo coscienti, perciò sappiamo, diversamente dagli altri animali, che prima o poi il corpo perirà. Percependoci come corpo prima ancora che come anima e spirito, temiamo che la fine della vita materiale sia la fine di tutto.

La morte è un nuovo inizio
La buona notizia è che si tratta di una paura ingiustificata! Anima e spirito sono eterni, perciò a morire sono soltanto mente e corpo, almeno fino alla successiva incarnazione. In aggiunta è bene specificare che la mente è, in un certo senso, dura a morire. Ciò significa che un individuo fortemente radicato nell’ego e nelle sue presunte sicurezze di stampo terreno, tenderà a portarsi appresso tale fardello anche dopo l’abbandono del corpo. <<Come in alto, così in basso>>, e viceversa. C’è dunque da aspettarsi che una persona scarsamente consapevole tenda a ripetere ciclicamente le stesse scelte poiché incapace di cogliere le possibili alternative. Allo stesso modo possiamo immaginare che un individuo maggiormente consapevole disponga di un libero arbitrio più ampio, e che dopo la dipartita dal mondo terreno possa vedere le cose con più chiarezza e decidere se, e come, tornare eventualmente sulla Terra.

coscienza e consapevolezza

Conclusione

Il nostro viaggio metafisico nelle dimensioni eteree ha chiarito il legame che intercorre fra mente, anima, spirito e coscienza, ricordandoci che ogni elemento dell’universo è interconnesso e che l’evoluzione spirituale coinvolge l’essere umano nella sua interezza. Non è pensabile parlare di consapevolezza senza tirare in ballo il concetto di coscienza e dimensioni sottili, così come diverrebbe assurda l’idea di potenziare il legame con la propria anima senza prima essersi resi conto che noi siamo entità unitarie solo apparentemente divise in più componenti. Abbiamo visto come la mente umana divida e separi ogni cosa secondo il principio della dualità, facendolo per facilitare la comprensione della realtà, ma divenendo successivamente vittima delle illusioni che ne derivano.

Successivamente ci è divenuto chiaro che la consapevolezza non rappresenta una meta definita, bensì un percorso potenzialmente infinito di ricerca, il cui scopo consiste nel riunificare ciò che è stato illusoriamente diviso dalla mente vittima delle sue stesse convinzioni fuorvianti. Attraverso il recupero degli insegnamenti di Socrate, abbiamo compreso il valore del dialogo sia con se stessi che con gli altri, divenendo consapevoli del fatto che noi siamo già parte del Tutto e che le risposte sono per questa ragione da ricercarsi dentro di noi, purché riusciamo a porci le domande corrette.

Infine, abbiamo sfatato il mito della morte fisica come fine dell’esistenza, rivedendola sotto i riflettori di una nuova consapevolezza, dove l’abbandono del corpo fisico assume semplicemente i connotati di un passaggio da uno stato dell’essere ad uno differente, sebbene non necessariamente più consapevole.

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